“Abbiamo la responsabilità di protestare in nome della libertà universale”

Come sapete, nutrivo il desiderio di avvicinare mediante una grande opera poetica gli uomini di oggi alla grandiosa vita della natura. Volevo insegnar loro ad ascoltare il palpito della terra, a partecipare alla vita universale e non dimenticare, nella urgenza dei loro piccoli destini, che non siamo divinità create da noi stessi, ma figli e particelle della terra e del cosmo.

Volevo rammentar loro che, come i canti dei poeti e i sogni delle nostre notti, anche i fiumi, i mari, le nuvole migranti e le tempeste sono simboli e basi di quella nostalgia che tende le ali fra cielo e terra e la cui meta è rappresentata dall’indubitabile certezza del diritto di cittadinanza e dell’immortalità di tutti i viventi. L’intimo nocciolo di ogni creatura ha la sicurezza di questi diritti, proviene da Dio e riposa senza tema in grembo all’eternità. Tutto ciò invece che abbiamo in noi di cattivo, di malato, di corrotto è in contraddizione e crede nella morte.

Ma volevo anche insegnare agli uomini a trovare nel fraterno amore per la natura una fonte di gioia e un fiume di vita; volevo predicare l’arte di guardare, di viaggiare, di godere e di assaporare le cose presenti. Volevo che montagne, mari e isole verdi parlassero a voi un potente e lusinghiero linguaggio e volevo costringervi a vedere quale vita smisuratamente varia fiorisca e trabocchi ogni giorno fuori delle vostre case e delle vostre città. Volevo ottenere che vi vergognaste di essere più informati sulle guerre all’estero, sulla moda, sui pettegolezzi, sulla letteratura e le arti che non sulla primavera tumultuante davanti alle vostre città, sul fiume scorrente sotto i vostri ponti, sui boschi e sui magnifici prati attraversati dalle vostre ferrovie. Volevo indicarvi quale aurea catena di godimenti indimenticabili io, solitario e uomo difficile, abbia trovato in questo mondo: volevo che voi, essendo forse più felici e più lieti di me, scopriste questo mondo con gioia ancor maggiore.

E soprattutto volevo istillarvi nel cuore il bel mistero dell’amore.

Speravo d’insegnarvi a diventare veri fratelli di tutto ciò che vive e ad essere così pieni d’amore da non temere più né il dolore né la morte e da accoglierli, quando venissero, con serietà fraterna come seri fratelli.

[…] Certo, osservare le nuvole e le onde mi era piaciuto più che studiare gli uomini. Con stupore mi accorsi che l’uomo si distingue dal resto della natura soprattutto per uno strato gelatinoso di menzogna che lo veste e lo protegge.

[…] quelle brave persone capirono subito ch’ero signore solo esteriormente, ma in fondo ero figlio di contadini e di povera gente, sicché fin dalla prima sera ci trattammo con confidenza ed amicizia. Come infatti essi avevano riconosciuto in me un eguale, così anch’io sentii in quella povera casa l’aria familiare degli umili. Lì non c’era tempo di assumere pose o far la commedia, ma la vita povera e amara era ben accetta anche senza il manto della cultura e di interessi superiori, e troppo buona per tappezzarla di bei discorsi.

[…] Questa è la sorte di chi ama. L’affetto implica dolori.

 

da Peter Camenzind di Hermann Hesse

[La citazione nel titolo è di Nelson Mandela]

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