Perche’ meditare

Dopo il suo primo approccio alla Vipassana, egli si radicò profondamente nella pratica, e decise di usare la sua sofferenza come elemento catalizzatore per affrontare nel modo più equanime e obiettivo la sua realtà interiore. La sua non era una dimostrazione di stoicismo: aveva compreso che la Vipassana è un sentiero di vita, non una semplice tattica, e coltivava sollecitudine e generosità per gli altri con lo stesso impegno con cui si esercitava nella meditazione. Si ristorava nella calma purificatrice che gli veniva da una vita sobria e moralmente corretta; non agiva secondo ristretti limiti di tempo, ma secondo la prospettiva di una intera vita. Invece di bloccarlo, il ricordo delle profonde sofferenze passate lo spinse a realizzarsi come insegnante di musica e maestro di coro. Il suo matrimonio, alimentato dal rispetto, dalla dedizione e dall’affetto reciproco, rappresentava un conforto e una gioia per una vita che continuava a essere profondamente vulnerabile. Non si può dire che la meditazione avesse curato la sua angoscia e la sua depressione; ma queste erano state assunte dalla Vipassana e trasformate in una sorgente di determinazione e di orientamento positivo“.

equanime
e·quà·ni·me/
aggettivo
  1. Alieno da passioni e pregiudizi; sereno, disinteressato, imparziale.
Origine
Dal lat. tardo aequanĭmis, comp. di aequus ‘imparziale’ e anĭmus ‘animo’ •sec. XIII.

terra

 

Autocontrollo.
La concentrazione che si regge sull’armonia, sull’etica, sull’integrazione con la realtà, invece che sulla lotta contro di essa, non è un fenomeno che si manifesta periodicamente, ma investe la struttura dell’esistenza. Una vita di meditazione è fatta di ordine, dominio di sé e disciplina; non vi è concentrazione senza di questi, che sono l’espressione di una vita concentrata. La tecnica di meditazione dipende dal sistema di vita; una certa moderazione nel sonno, nel cibo, nell’uso del sesso e nell’attività motoria, esprime e rafforza la consapevolezza e l’equanimità. Una vita disciplinata, sia ben chiaro, non è né fredda né rigida. Quando le onde del sentimento s’infrangono sulla riva e, non ricevendo risposta, si ritirano, non ci ritroviamo nella aridità affettiva, ma nel più profondo delle emozioni, nell’oceano che giace sotto le onde.
L’equivoco diffuso che pace significhi noia, che distacco stia per mancanza di cuore, che calma voglia dire letargia, è proprio di chi identifica agitazione, passione ed eccitazione con il piacere. Ma al di là di ciò che è gradevole o sgradevole, delle preferenze personali, della titillazione e del godimento, esistono i laghi profondi della partecipazione attiva e dell’energia.
La disciplina della meditazione non crea compartimenti stagni, ma dà pieno accesso alle emozioni e a un flusso spontaneo e generoso di compassione e di empatia“.

 

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I frutti dell’esperienza di anicca
[…] La Vipassana porta a un cambiamento lento e globale, perché organizza la vita degli individui intorno a nuove sorgenti di benessere. Suscita una vitalità contrassegnata da un continuo, tenace investimento nel reale. Attutisce gli squilli di tromba e amplifica la musica del vento e della pioggia; rende il dolore più sopportabile dell’odio e l’equanimità più piacevole dell’esaltazione; rende la morte più gradita della conquista e il servizio più nobile dell’egoismo. Fa sì che dolore e gioia scorrano l’uno nell’altra come due ruscelli che, sulla stessa collina, s’intersecano, si fondono e si dividono nuovamente.
Porta cioè all’equilibrio tra gioia e sofferenza.

 

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[…] Anicca, l’impermanenza.
Anicca è una parola della lingua pali, usata ai tempi del Buddha. La sua pronuncia esatta è con la c dolce. In molti casi si è preferito lasciare questi termini antichi perché sono parole importanti relative all’insegnamento e tentare di tradurle con dei termini equivalenti non renderebbe giustizia al loro profondo significato.

 

Memories

A kiss to those who has held us and to those who continue to hold our hand

 

[…] “Generosità, compassione, semplicità sono le espressioni spontanee di una visione del mondo secondo la quale non si può trattenere nulla, la sofferenza costituisce il legame comune e la materialità è solamente un ostacolo a una più ardua traiettoria dello spirito. Coloro che hanno vibrato profondamente in anicca sanno che niente può essere trattenuto, e che vale quindi la pena di condividere. L’esperienza di anicca che si ha nella pratica della meditazione Vipassana trasforma il narcisismo e la presunzione in un maturo senso di solidarietà, in servizio, in amore, mettendo in luce l’inconsistenza di una vita egoistica.

 

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[…] “Il termine pali anicca è tradotto come ‘impermanenza’ o ‘cambiamento’. Ma anicca non è un semplice concetto, è un segnale, un indicatore di direzione, come i tumuli di pietre che il pellegrino incontra sui sentieri dell’Himalaya, che sembrano abbracciare le nuvole, segnali che mostrano la via tracciata da altri pellegrini.
Anicca è un simbolo verbale che indica un fatto reale: l’incessante trasformazione di tutto l’universo materiale. Non c’è niente di solido, permanente, immutabile; ogni cosa, in realtà, è un ‘evento’. Persino un sasso scorre come un fiume, e una montagna non è che una lenta ondata.

 

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Tramonto in Sardegna

 

[…] “Il sasso si spezza e rivela, al suo interno, una stella.
L’essenza del cammino della Vipassana si può esprimere in una frase: trascendere la sofferenza generata dall’attaccamento all’io (alla mente, al corpo e al mondo che ad essi è associato) osservando obiettivamente e serenamente il nascere e lo svanire d’ogni suo elemento, e arrivando così a comprenderne la sostanziale transitorietà.
Per quanto mi riguarda, mi accade di distrarmi da questa verità fondamentale e di ritornarvi, milioni di volte. Dovrò vivere molte vite, superare molte paure, guidare molte mani incerte, incontrare tanti compagni di viaggio; scoprire molti di quei laghi nascosti che mi chiamano da recessi selvaggi popolati di nebbie e di animali, prima di potermi sedere con lo sguardo definitivamente su anicca. Mi rimane molto da imparare su questa verità, ma ogni passo che compio in questa direzione imprime una svolta decisiva alla mia vita.

 

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Alba a Tarantasca

 

Le dimensioni dell’amore
Secondo Martin Buber, un uomo e una donna non possono amarsi senza un terzo punto con cui formare un triangolo stabile; esso può essere un dio, una missione, un interesse, cioè un significato che li oltrepassi. Che dire di due che a malapena conoscono la stella polare?

 

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Tramonto in Corsica

 

Chi ha visto ogni cosa svuotarsi, è prossimo a conoscere ciò che riempie ogni cosa“.

 

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in montagna all’Elva

 

da “Karma e Caos perché meditare
Partendo dal movimento più naturale dell’uomo, il respiro, la meditazione Vipassana ci conduce a una comprensione profonda e diretta della mente, e della sua realtà psichica, organica e biologica.”
di Paul R. Fleischman

 

libertà

 

Improvvisamente,
sentii che io svanivo,
e piangevo di gioia.

Czeslaw Milosz

 

DSCN2265

nell’orto degli amici a Torre Pellice

 

Centro di meditazione Vipassana “Dhamma Atala”

 

 

They told me to hold on to my hopes and dreams,
Like seeds for something to come they are,
Only fragments remain of seeds long sown,
When I look behind me with these eyes,
In their own little way,
Seeds that failed are beautiful

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