(Co)scienza critica

Son trascorsi esattamente due anni da quando ho dato vita a questo spazio.
Partito senza pretese né aspettative, ma con l’intento di sperimentare, sperimentarmi e condividere, son sinceramente felice di aver percorso questa strada fino ad ora. Di aver dato qualcosa.
Quella che segue è la brutta del tema che scrissi alla maturità, una 15ina di anni fa circa. L’ho ritrovata oggi, ed ho pensato di pubblicarla.

 

sgrammaticati

 

(Co)scienza critica
Il progresso della scienza ed il regresso della coscienza.

Kyoto, anno 1996. Le maggiori potenze mondiali firmano un accordo nel quale si impegnano a controllare più severamente l’emissione di gas nocivi nell’atmosfera. Questo per provare a limitare il disastro del buco nell’ozono. Gli Stati Uniti, come uno dei maggiori responsabili di tale danno, firmano l’accordo per mano del presidente Bill Clinton.
Amsterdam, anno 2000. Si tenta una conferenza sull’ambiente, per trovare delle soluzioni agli innumerevoli disastri causati dal dilagare del progresso e dell’avvento di sempre più nuove e sofisticate tecnologie. Come prevedibile, nulla viene deciso. Il summit fallisce e termina a torte in faccia.
Washington, anno 2001. Il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, George Bush jr, dopo aver sostenuto la difesa dell’ambiente in campagna elettorale, decide di annullare gli accordi presi con il trattato di Kyoto. Verrà incentivato nuovamente il nucleare e si cercherà in tutti i modi di produrre nuova energia. Ma non c’è da temere: anche se l’America continuerà a contribuire in maniera considerevole all’inquinamento del Pianeta, è anche vero che Bush jr ha stanziato grandi somme di denaro per la ricerca sui disastri provocati. In poche parole continuerà ad allargare il buco nell’ozono, ma con nuove, nuovissime tecnologie, cercherà anche di limitarne i danni.
Nulla si vuol togliere a ciò che di buono la scienza ha finora svolto. O forse, a ciò che molte volte solo inizialmente si pone di svolgere. Sarebbe bellissimo se si riuscisse a dare una mano alle popolazioni povere del mondo, che muoiono di fame o per malattie per noi innocue. Oppure fare in modo che le miriadi di mezzi di trasporto, perché nella direzione nella quale stiamo andando non è plausibile una società non motorizzata, inquinino meno.
Quello che ultimamente la scienza sembra non voler prendere in considerazione è il rispetto per le risorse ambientali, siano esse vegetali o animali, compreso l’uomo. Ovviamente non si può imputare tutta la responsabilità ad essa. Ma se è vero che quando si parla dell’economia o delle politiche degli Stati, non è poi così complicato smascherarne gli interessi sapientemente celati, non è altrettanto visibile l’inganno perpetuato da una parte della scienza. Il problema è che essa ci viene presentata come un qualcosa che non si può contraddire, appunto perché basata su teorie e fatti scientifici.
Forse c’è chi spera eccessivamente nella buona fede delle istituzioni.
Visti i risultati sarebbe più sensato sperare in un cambiamento delle politiche che governano certe scienze. Sarebbe più sensato sperare che sempre più scienziati, perché qualcuno esiste già, sviluppasse una maggiore sensibilità nei confronti di un equilibrio che sta venendo meno. Ma sperare non basta. Sarebbe più costruttivo ancora sviluppare una propria coscienza critica nei confronti di ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo e viviamo. Oppure lasciar prevalere quell’incomprensibile attitudine masochista ed autodistruttiva che ci caratterizza.

 

Huxley

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