Compassione

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Scena da
Siddhartha Diventa il Buddha.

Atto 1°: Chi è il Proprietario, chi salva la vita o chi toglie la vita?

SCENA I

Personaggi:
Il Principe Siddhartha (che più tardi diventerà il Buddha)
Devadatta (cugino di Siddhartha)
Il Giudice

Il Principe Siddhartha cammina in giardino in stato contemplativo. All’improvviso un uccello cade davanti a lui.

Siddhartha: Oh, povero uccello! Il mio cuore sanguina per te. Chi ti ha fatto questo? Chi ti ha ferito? Chi ha lanciato questa freccia su di te? Povero, innocente uccello! Lascia che io estragga la freccia dal tuo corpo. (Egli rimuove la freccia). Ora cercherò di curarti.

(Entra Devadatta)

Devadatta: Siddhartha, questo uccello è mio. Che diritto hai di tenerti il mio uccello?
Dammelo!

Siddhartha: No, questo è il mio uccello, Devadatta.

Devadatta: Il tuo uccello! Io ho tirato la freccia a questo uccello. Esso appartiene a me. Questa è la mia freccia. Io l’ho lanciata all’uccello ed egli è caduto qui. E’ mio, mio, una mia proprietà, un mio possesso.

Siddhartha: Devadatta, se io non avessi estratto la freccia dall’uccello, a quest’ora sarebbe morto.

Devadatta: La questione non è se l’uccello sarebbe morto o non sarebbe morto. L’uccello è vivo ed è un mio possesso. Sono stati il mio potere, la mia abilità, la mia capacità che hanno abbattuto l’uccello. Tu non lo puoi avere. Tutti ti apprezzano e ti ammirano per il tuo cuore, per la tua gentilezza, ma ora lascia che il mondo apprezzi la mia capacità, la mia abilità. Tu sii soddisfatto con quello che hai: amore. Io sarò soddisfatto con quello che ho: potere. Il mio potere, la mia abilità con l’arco meritano questo uccello, non il tuo amore.

Siddhartha: O Devadatta, tu hai il potere di uccidere e io ho il potere di amare, ma poiché ho questo animale, questo povero innocente uccello, tu non lo avrai indietro.

Devadatta: Siddhartha, vi è un tempo per ascoltare la tua filosofia e vi sono persone adatte ad ascoltare la tua filosofia, ma questo non è il momento ed io non sono la persona adatta. Tu puoi propugnare la tua filosofia agli altri che vogliono essere come te, che vogliono vivere nel mondo della luna e non avere senso pratico. La vita deve essere pratica. La vita ha bisogno di forza, ha bisogno di vigore. La tua invece è una vita di pigrizia e di falsa gentilezza. Dovresti essere forte. Tu sei il Principe e presto dovrai guidare il tuo regno, questo genere di falsa attitudine non ti aiuterà in alcun modo. Quello che io ho fatto oggi, tu lo farai milioni e milioni di volte. Io stavo per uccidere un uccello, tu un giorno ucciderai uomini, allora la tua filosofia cambierà.

Siddhartha: No Devadatta, la mia filosofia rimarrà sempre la stessa. La mia filosofia è la filosofia della compassione e non la filosofia della distruzione.

Devadatta: Tu stai con la tua filosofia e lascia che io stia con la mia. La mia filosofia è la filosofia del potere. La tua filosofia è compassione. Bene. Ora dammi il mio uccello.

Siddhartha: Mi dispiace, non te lo darò.

Devadatta: Sei pronto ad andare in giudizio e lottare per questo uccello?

Siddhartha: Sì, sono pronto.

SCENA II

Il Tribunale

Giudice: Principe, perché trattieni un uccello che appartiene a qualcun altro?
E’ vero, tu sei colmo di compassione, tu senti amore per l’uccello, tu nutri amore per tutto, ma la giustizia dice che l’uccello appartiene a Devadatta. Fu lui ad abbattere l’uccello. E’ suo.

Siddhartha: O venerabile giudice, io non so nulla di giustizia, ma il mio cuore mi dice che chi salva la vita è il proprietario, non chi toglie la vita. Il mio cuore sanguinava per l’uccello e io l’ho salvato. Sono pronto a dare la mia stessa vita per questo uccello.

Devadatta: Siddhartha, tu sai parlare. Sai benissimo che nessuno ti ucciderà per questo uccello. Non mostrare la tua falsa compassione.

Giudice: Devadatta, io sono il giudice, lascia che lo ascolti ancora.

Siddhartha: O signore, io sento che questo uccello mi appartiene perché gli ho salvato la vita. Devadatta lo ha praticamente ucciso. Per piacere dimmi chi è più importante, chi salva la vita o chi la distrugge?

Giudice: Principe, sono d’accordo con te. Chi salva la vita è infinitamente più importante di chi la toglie. Tu hai salvato la vita dell’uccello, perciò sei tu che lo puoi reclamare. L’uccello è tuo. Colui che salva la vita o da una nuova vita è il vero proprietario, e non chi toglie la vita o la distrugge. Oggi tu hai offerto la tua vita per l’uccello. Verrà il giorno, lo vedo chiaramente, quando tu offrirai la tua vita per tutta l’umanità. Il tuo cuore anelerà a salvare il cuore sanguinante dell’umanità. Il tuo cuore anelerà ad illuminare la mente umana non illuminata. La tua anima anelerà ad elevare la coscienza dell’umanità.

Devadatta: Siddhartha, oggi il potere del tuo amore ha ottenuto la vittoria, ma verrà un giorno in cui io ti vincerò con il mio potere di distruzione. Vedrai che quel potere vincerà il potere dell’amore.

Siddhartha: Devadatta, tu sbagli, l’amore vince sempre, perché l’amore è il Potere dell’Altissimo.

 

Quando il potere dell’amore
sostituirà l’amore per il potere
l’uomo avrà un nome nuovo: Dio.

 

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