Nunc Scio Tenebris Lux

 

Il Delomelanicon è il più classico dei Libri Neri, che la tradizione attribuisce alla mano di Lucifero in persona.

Il Delomelanicon è un testo che nella stesura in egiziano, al tempo della IX Dinastia, più di 4.000 anni fa, si intitolava “Le Nove Porte”. Qualche secolo dopo venne fatta la versione greca con il titolo Delomelanicon che può essere tradotto in due modi: “La Rivelazione delle Tenebre” e “L’Evocazione delle Ombre”. Infine, circa 2.200 anni fa, fece seguito la versione latina con i titoli: De Tenebrarum Regis Novem Portis (“Le Nove Porte del Re delle Tenebre”) e De Umbrarum Regni Novem Portis (“Le Nove Porte del Regno delle Ombre”). Quest’ultima versione, per quanto concerne il testo intitolato De Tenebrarum Regis Novem Portis, è un’evidente manipolazione – rispetto la versione greca – ad opera di quei circoli gnostici ebraici aperti al pensiero egiziano e greco-romano.
La stesura del libro in egiziano e la sua versione in greco andarono perdute, ma la versione in latino giunse, nel 1188, nelle mani dei Templari. In seguito, nel 1266, il libro venne consegnato a Ruggero Bacone che ebbe il compito di cambiare le nove illustrazioni del De Tenebrarum Regis Novem Portis per meglio adattarle alla sua epoca. Successivamente, nel 1592, il libro giunse nelle mani di Giordano Bruno. Il Nolano aggiunse ai due testi i frontespizi e i commenti alle loro immagini. Sui due frontespizi mise la scritta Sic Luceat Lux (Così splenda la Luce) e Cum superiorum privilegio veniaque (Con privilegio e licenza dei Superiori). Infine, alcune informazioni sul Delomelanicon – tra cui le nove illustrazioni del De Tenebrarum Regis Novem Portis – giunsero allo scrittore Arturo Pérez-Reverte che ne trasse un romanzo (Il club Dumas, 1993) e da esso il regista Roman Polanski ne trasse un film (La Nona Porta, 1999).

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Viene qua presentata la versione latina del Delomelanicon con le esatte illustrazioni del De Tenebrarum Regis Novem Portis. Alcune di queste illustrazioni differiscono, in alcuni particolari, da quelle che si trovano nel libro di Arturo Pérez-Reverte e da quelle che appaiono nel film di Roman Polanski.

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Nella prima tavola mostrata nel libro troviamo la scritta: “NEM. PERV.T QUI N.N LEG. CERT.RIT”, cioè NEMO PERVENIT QUI NON LEGEM CERTAVERIT (Nessuno vi giunge se non ha combattuto secondo la Legge), ma nella tavola mostrata nel film troviamo la scritta: “SI.VM E.T AV.VM”, cioè SILENTIUM EST AUREUM (Il Silenzio è d’oro). Nella tavola originale troviamo entrambe le scritte.

ii

Nella seconda tavola troviamo la scritta: “CLAVS. PAT.T”, cioè CLAUSAE PATENT TETH (Aprono ciò che è chiuso Teth).

iii

Nella terza tavola troviamo la scritta: “VERB. D.SVM C.S.T ARCAN.”, cioè VERBUM DIMISSUM CUSTODIAT ARCANUM (La Parola Perduta custodisce il Segreto), ma il volto dell’arciere nella tavola mostrata nel film è diverso dal volto che si trova nella tavola mostrata nel libro.

iiii

Nella quarta tavola troviamo la scritta: “FOR. N.N OMN. A.QUE”, cioè FORTUNA NON OMNIBUS AEQUE (Il Destino non è uguale per tutti).

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Nella quinta tavola troviamo la scritta: “FR.ST.A”, cioè FRUSTRA (Invano).

vi

Nella sesta tavola troviamo la scritta: “DIT.SCO M.R.”, cioè DITESCO MORI (La Morte mi arricchisce).

vii

Nella settima tavola troviamo la scritta: “DIS.S P.TI.R. M.”, cioè DISCIPULUS POTIOR MAGISTRO (L’allievo supera il maestro), ma le caselle della scacchiera nella tavola mostrata nel libro sono tutte di colore nero, mentre quelle della tavola mostrate nel film sono tutte di colore bianco. Nella tavola originale troviamo le caselle nere e bianche.

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Nell’ottava tavola troviamo la scritta: “VIC. I.T VIR”, cioè VICTA IACET VIRTUS (La virtù giace vinta), ma il volto del cavaliere nella tavola mostrata nel film è diverso dal volto che si trova nella tavola mostrata nel libro. Inoltre il cavaliere, nella tavola mostrata nel film, impugna una mazza, mentre nella tavola mostrata nel libro impugna una spada. Infine, il giovane inginocchiato, nella tavola mostrata nel film, appare come una fanciulla inginocchiata nella tavola mostrata nel libro. Nella tavola originale troviamo il Cavaliere con la spada e la giovane inginocchiata.

viiii

Nella nona tavola troviamo la scritta: “N.NC SC.O TEN.BR LVX”, cioè NUNC SCIO TENEBRIS LUX (Ora so che dalle Tenebre viene la Luce).
La tavola mostrata nel libro raffigura la Meretrice di Babilonia che cavalca la Bestia Selvaggia dalle Sette Teste. Ella tiene la mano destra appoggiata sul dorso del Drago e la mano sinistra sostiene un libro aperto, e sul suo grembo è posata una mezzaluna. Inoltre sullo sfondo vi è un castello in fiamme.
La tavola mostrata nel film differisce da quella mostrata nel libro nei seguenti tratti: il volto e i capelli della Meretrice di Babilonia sono diversi, la mano destra è alzata ad angolo con il dito medio ad indicare qualche cosa, e sul suo grembo non appare la mezzaluna. Inoltre il Castello è di stile diverso e non è in fiamme, e su di esso risplende una Stella ad Otto Punte.
La tavola originale è simile a quella del film con alcune differenze: il Drago ha Otto Teste e sul Castello non appare la Stella ad Otto Punte.

Abbiamo osservato che la versione latina del Delomelanicon, per quanto concerne il testo intitolato De Tenebrarum Regis Novem Portis, è un’evidente manipolazione – rispetto la versione greca – ad opera di quei circoli gnostici ebraici aperti al pensiero egiziano e greco-romano. Tale manipolazione è di carattere cabalistico, poiché la sacra Cabbala iniziava ad originarsi. Di conseguenza il testo originale venne sovrastrutturato di tutte quelle conoscenze cabalistiche che iniziavano a sorgere. In definitiva possiamo sostenere che il De Tenebrarum Regis Novem Portis è un testo che traccia la Via all’Uomo, a Colui che ha conquistato la Corona (Kether), il Cristo-Luce (Lucifero). Infatti, il viaggio iniziatico che viene proposto nel testo è discensionale, cioè procede dall’alto (Kether) verso il basso (Malkuth), dalla Prima all’Ottava Porta… per trovare la sua apoteosi nell’apertura della Nona Porta, tramite la diciassettesima Chiave. Pertanto possiamo sostenere che la versione latina del testo contiene un testo dentro il testo.
Qual è dunque il testo originale?
Solo Colui che possiede la Conoscenza può saperlo! A tutti gli altri non rimane che cercare…
Per quanto concerne il testo intitolato De Umbrarum Regni Novem Portis non c’è molto da dire, possiamo soltanto affermare che riproduce fedelmente la versione greca. Esso tratta delle Nove Porte del di-sotto, in cui troviamo Nove Dimensioni sottili abitate da entità sottili.
Il lettore preparato riconoscerà nel Delomelanicon i nomi di divinità che si trovano nei racconti di Howard Phillips Lovecraft e di altri scrittori – August Darleth, Clark Ashton Smith, Ramsey Campbell, Lin Carter – della corrente lovecraftiana. Legittimamente, gli sorgerà il dubbio che il libro sia uno pseudobiblium, cioè un’opera mai scritta, ma citata come vera in libri di narrativa realmente esistenti. Pertanto è d’obbligo ricordare che H.P. Lovecraft era ‘un veggente dalle visioni distorte’ che riuscì ad entrare in contatto, tramite i suoi incubi orrorifici, con entità antichissime…

A questo punto mi sembra d’uopo concludere con il famoso distico di Abdul Al Zared.

“Non è morto ciò che può vivere in eterno,
E con strani Eoni perfino la morte può morire”.

Ω

“Quello che c’è oltre può essere scoperto solo se la mente è silenziosa.
Potrebbe esserci qualcosa o assolutamente nulla. L’unica cosa importante
è che la mente sia silenziosa.”

Δ

“Parendo alla mente di chi ode vedere in un vocabulo solo un pien teatro di meraviglie”

π

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