What you reap is what you sow

 

They told me to hold on to my hopes and dreams,
Like seeds for something to come they are,
Only fragments remain of seeds long sown,
When I look behind me with these eyes,
In their own little way,
Seeds that failed are beautiful

 

 

Mentre assiste all’assemblea annuale dei teorici della causa prima e dei big bangisti, nel locale istituto provinciale di ricerca dell’università, il Contadino Impazzito interviene dall’ultima fila.

“Caso” è una misera parola in mezzo
ai labirinti di cause ed effetti,
l’ultima risorsa di questi spiega-tutto che,
fatta retromarcia fino al primo e definitivo Perché,
ribattono: “Per caso, ovviamente!”. Come se
quell’ignoranza fosse messa a posto con un fiocco.
All’inizio qualcosa per caso
esisteva che avrebbe fatto bang, e per caso
bang ha fatto, obbediente alle per caso
preesistenti leggi dell’esistenza e del bang,
da cui tutto il resto procede
per la logica della causa e dell’effetto, anch’essa
preesistente per caso?
Ebbene, a chi era presente,
quando tutto questo è successo?
Il caso che aveva fatto il bang allora ha fatto
la Bomba, e non c’è stata né scelta, né aiuto?
Dimostratemi che il caso abbia mai fatto
un platano americano, una cutrettola petto-giallo
che nidifica e gorgheggia lassù in alto
fra i rami bianchi e la luce dorata delle foglie,
che abbia mai fatto un uomo capace
di amare per tutta la vita l’albero, l’uccello, il canto
e col suo amore salvarli,
finora, da tutte le macchine.
Per caso? Dimostratemelo, e allora
io per caso vi bacerò il sedere.

da La rivoluzione del contadino impazzito
di Wendell Berry

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