Un’arte di vivere

The highest authority is one’s own experience of truth

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La meditazione Vipassana come insegnata da S. N. Goenka
Un’arte di vivere
di William Hart e Satya Narayan Goenka

Vivere in pace con se stessi e con gli altri.
Per raggiungere questo scopo, occorre conoscersi a fondo. Solo così potremo liberarci gradualmente da tensioni, paure, illusioni e sviluppare le qualità innate di amore, compassione, gioia, equanimità.

Meglio un sol giorno di vita
sperimentando la realtà
del nascere e dello svanire,
che cent’anni di esistenza
rimamendo ciechi di fronte
a questa realtà.

Non insegno una religione né una filosofia. Insegno un metodo pratico, scientifico e universale per liberarsi dai condizionamenti mentali e vivere una vita di felicità e pace. Insegno uno stile di vita, un codice di condotta, un’arte di vivere.

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La meditazione Vipassana costituisce l’essenza dell’insegnamento di Siddhattha Gotama, il Buddha. “Ecco che cosa ho sempre insegnato: questa è la sofferenza e questa è la via per uscire dalla sofferenza.”
E’ un metodo che, attraverso una disciplinata osservazione delle sensazioni fisiche, ci permette di sperimentare le interconnessioni che esistono tra mente e corpo. Indirizzando l’attenzione al nostro interno, potremo sviluppare una profonda conoscenza della nostra struttura mentale e fisica, e scoprire i meccanismi che causano la sofferenza.
Meditazione: dal latino meditatio, riflessione. E’, in generale, la pratica di concentrazione della mente su qualcosa, per poterla conoscere a fondo.
Vipassana: “Osservare la realtà così come è” o anche “chiara visione”. Termine in pali, una lingua parlata in India ai tempi del Buddha.

La saggezza è la cosa principale,
perciò acquista saggezza:
e con tutta questa saggezza
acquista conoscenza.

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Ogni essere umano è condizionato a presumere che il mondo reale sia di fuori, e che vivere significhi entrare in contatto solo con la realtà esterna, cercando continuamente stimoli, sia fisici sia mentali. La maggior parte di noi non ha mai considerato la possibilità d’interrompere i contatti con l’esterno per vedere ciò che accade all’interno di se stesso.
Quando ci guardiamo allo specchio, tendiamo ad assumere la posa più dignitosa e l’espressione più gradevole. Allo stesso modo, creiamo un’immagine mentale di noi stessi enfatizzando le qualità, e minimizziamo i difetti, omettendo alcuni lati del nostro carattere.
Vediamo, quindi, l’immagine che creiamo, non la realtà.
Vipassana è una tecnica per osservare la realtà da ogni punto di vista; invece che con un’immagine costruita di sé, il meditatore si confronta con una verità completa, non censurata, e di cui sarà difficile accettare alcuni aspetti.
Osservandoci, potremo arrivare a conoscere direttamente la realtà e imparare, così, a gestirla in modo positivo e costruttivo.
Non credete a tutto ciò che vi si dice, o a tutto ciò che è stato tramandato dalle generazioni passate, e neppure a ciò che è opinione corrente, o a ciò che dicono i testi sacri. Non accettate qualcosa come vera, semplicemente basandovi su una deduzione o su un’illusione, sull’apparenza esteriore, o sulla parzialità di una certa prospettiva, o in base alla sua plausibilità, o perché il vostro maestro vi dice che è così.
L’autorità più alta è la propria esperienza della verità. Nulla deve essere accettato solo per fede. Dobbiamo esaminare ogni cosa per verificare se è logica, pratica, benefica; ma, per comprendere un insegnamento, non è sufficiente analizzarlo con la ragione. Se vogliamo trarne beneficio, dobbiamo sperimentarlo.
Ognuno di voi sia un’isola per se stesso, sia un rifugio per se stesso: non c’è altro rifugio. Sia la verità la vostra isola, sia la verità il vostro rifugio: non c’è altro rifugio.
L’illuminato ha messo da parte tutte le teorie, perché ha visto la realtà della materia, della sensazione, della percezione, della reazione e della coscienza, il loro sorgere e svanire.
Il mondo reale non regge il paragone con quello delle fiabe, in cui tutti vivono felici per sempre. La vita è imperfetta, incompleta, insoddisfacente e ci obbliga a prendere atto della verità dell’esistenza della sofferenza.
Perciò, diventa importante domandarsi: la sofferenza ha una causa?
E, in caso affermativo: è possibile eliminare tale causa, in modo che anche la sofferenza possa essere eliminata?
Se gli avvenimenti che provocano la nostra sofferenza fossero circostanze casuali, su cui non abbiamo controllo o influenza, allora saremmo impotenti, e dovremmo abbandonare la ricerca di una via d’uscita. Ma la sofferenza non è frutto del caso. Tutti gli esseri sono responsabili delle proprie azioni, sono eredi delle loro azioni; le loro azioni sono il loro rifugio. Così come le loro azioni sono vili o nobili, vili o nobili saranno le loro esistenze.

Qualsiasi sofferenza sorga, la sua causa è la reazione. Se non ci fossero più reazioni, allora non ci sarebbe più sofferenza.

Taṇhā: letteralmente “sete”. E’ l’abituale comportamento della mente, tesa a desiderare insaziabilmente ciò che non ha, e ad essere, in ugual misura, irrimediabilmente insoddisfatta di ciò che ha.

Il seme e il frutto
Ad ogni causa corrisponde un effetto. Ad ogni seme corrisponde un frutto. Ad ogni azione corrisponde un risultato.
Un contadino semina due semi nello stesso terreno: uno di canna da zucchero, e uno di neem, pianta tropicale molto amara. I due semi sono nella stessa terra, ricevono la stessa acqua, lo stesso sole, la stessa aria: la natura dà loro lo stesso nutrimento. Due pianticelle iniziano a crescere. E che cosa accade all’albero neem? Cresce amaro in ogni sua fibra, mentre la canna da zucchero cresce dolce in ogni sua fibra. Perché la natura o, se preferite Dio, è stato buono con uno e crudele con l’altro?
No, la natura non è crudele né buona, bensì opera secondo leggi fisse, e aiuta le qualità del seme a manifestarsi. Le sostanze nutritive aiutano i semi a rivelare la qualità in essi latenti. Il seme della canna da zucchero ha la qualità della dolcezza, quindi la pianta non potrà essere che dolce. Il seme dell’albero neem ha la qualità dell’amaro, quindi la pianta non potrà essere che amara. Ad ogni seme corrisponde il frutto.
Il contadino va dall’albero neem, s’inchina tre volte, gli gira attorno cent’otto volte e poi offre fiori, incenso, candele, frutti e dolci, quindi inizia a invocare: -Ti prego, neem, concedimi dei manghi dolci, voglio manghi dolci!
Il povero neem, però, non glieli può dare, non ha il potere di farlo. Se qualcuno vuole manghi dolci, deve piantare semi di mango; così non avrà bisogno di lamentarsi e invocare aiuto. I frutti che otterrà saranno proprio manghi dolci. Ad ogni seme corrisponde un frutto.
Le nostre difficoltà e la nostra ignoranza derivano dal fatto che non stiamo attenti quando piantiamo i semi. Continuiamo a piantare semi di neem e, quando viene il tempo di cogliere i frutti, ecco che vogliamo manghi dolci. Continuiamo a lamentarci e a pregare, sperando nei manghi, ma non funziona.

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A livello profondo, la sofferenza nasce per l’attaccamento eccessivo che ognuno di noi sviluppa per il proprio corpo e per la propria mente, con le sue cognizioni, percezioni, sensazioni e reazioni. Ci attacchiamo con forza alla nostra identità, quando in realtà ci sono solo processi in evoluzione. La sofferenza nasce da questo attaccamento a un’immagine irreale di noi stessi, a qualcosa che è in costante mutamento.

Se avviene un contatto con il senso dell’olfatto, sorge la coscienza olfattiva, cioè la presa di coscienza che qualcosa sta avvenendo alla porta di questo senso. Da qui sorge l’errata convinzione che c’è un’identità che sta conoscendo, che quindi separa il mondo in conoscitore e conosciuto, soggetto e oggetto.

Compiendo azioni negative vi contaminate.
Non compiendo azioni negative vi purificate.

Astenersi da azioni malvagie,
compiere solo azioni buone,
purificare la mente:
questo è l’insegnamento
delle persone illuminate.

Se un’azione reca danno agli altri e disturba la loro pace e armonia, è un’azione colpevole, un’azione dannosa; se invece un’azione aiuta gli altri, e contribuisce alla loro pace e armonia, è un’azione nobile e benefica.

Bruciare ora, bruciare in futuro,
chi fa del male soffre doppiamente.
Essere felice ora, essere felice in futuro,
la persona virtuosa gioisce doppiamente.

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Il giusto sforzo
Il primo passo nella pratica dello sviluppo mentale è il giusto sforzo. La mente viene facilmente sopraffatta dall’ignoranza, influenzata da bramosia e avversione. Sta a noi rinforzarla e renderla salda e stabile, per farla diventare uno strumento utile a esaminare la nostra natura ai livelli più profondi; per scoprire, e quindi eliminare, i nostri condizionamenti.

Prevenire l’insorgere di stati d’animo malvagi e nocivi;
abbandonarli qualora dovessero sorgere;
generare stati d’animo benefici, se ancora non ci sono;
mantenerli senza interruzione, se ci sono,
sviluppandoli fino alla piena maturità e perfezione.

Il Buddha realizzò l’esistenza dell’inconscio, che chiamò ‘anusaya’. Letteralmente significa “propensione, inclinazione”. Si riferisce a una tendenza latente nella personalità, che diviene operante e in grado di condizionare e produrre conseguenze morali. Questa inclinazione è chiamata ‘proclività’, perché in conseguenza della sua pertinacia, tende a creare le condizioni per far sorgere un’altra inclinazione.
Il Buddha ha indicato sette inclinazioni:
– attaccamento all’esistenza
– attaccamento agli oggetti del desiderio
– ostilità
– orgoglio
– nescienza o ignoranza
– opinione erronea
– dubbio

Se è sostenuta dalla moralità, la concentrazione è molto fruttuosa, molto benefica. Se è sostenuta dalla concentrazione, la saggezza è molto fruttuosa, molto benefica. Se è sostenuta dalla saggezza, la mente si libera da tutte le impurità.

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Lo scopo della pratica della condotta morale e della concentrazione, al di là del loro grande valore intrinseco, è quello di condurci alla saggezza. Attenendoci a un codice di moralità, evitiamo di compiere azioni che ci rendono agitati e, con la concentrazione, rendiamo sempre più calma la nostra mente, preparandola all’introspezione.

Questa è la realtà della mente e della materia: mutevolezza e impermanenza, in pali ‘anicca’. Ogni cosa cambia, incessantemente, dentro di noi, sia a livello fisico che mentale. Tutto, nel mondo esterno, si trasforma continuamente. Se l’impermanenza è una realtà che, prima, potevamo solo intuire a livello intellettuale, con la pratica di Vipassana abbiamo la possibilità concreta di sperimentarla dentro la struttura del nostro corpo. L’esperienza della transitorietà delle sensazioni ci farà prendere atto della nostra natura effimera. Ogni particella del corpo, ogni processo mentale è in uno stato di continuo fluire. Non c’è niente che permanga oltre il singolo istante, nessun nucleo a cui potersi aggrappare, nulla che si possa chiamare “io” o “mio”. Ognuno di noi è una combinazione di processi in continuo mutamento.

L’attaccamento a ciò che è impermanente, transitorio, illusorio e fuori dal nostro controllo è sofferenza.

Possiamo liberarci dalla sofferenza sviluppando consapevolezza ed equanimità. La sofferenza nasce dall’ignoranza della nostra realtà. Nel buio di questa ignoranza, la mente reagisce ad ogni sensazione con piacere o dispiacere, desiderio o avversione. Ogni reazione crea sofferenza immediata, e mette in moto una catena di eventi che, in futuro, porterà altra sofferenza.

La causa della sofferenza è la nostra azione mentale, ovvero la reazione con piacere o dispiacere che, per ignoranza, generiamo nella mente. Quando la mente è consapevole della sensazione, e mantiene l’equanimità (la capacità di non reagire), non c’è reazione, e quindi non ci sono i presupposti per il sorgere della sofferenza.

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Lo sforzo sta nell’apprendere a non reagire, a non aggiungere nuove reazioni a quelle già accumulate. Sorge una sensazione ed ha inizio una reazione di piacere o dispiacere. Se non siamo consapevoli di quest’azione mentale transitoria, essa si ripete e si intensifica fino a trasformarsi in bramosia ed avversione, diventando un’emozione forte, che opprime la mente conscia.

Siamo imprigionati dall’emozione, e tutti i nostri migliori propositi sono spazzati via. Il risultato è che compiamo azioni fisiche e vocali dannose per noi e per gli altri. A causa di un momento di reazione cieca, ci procuriamo dolore e sofferenza, ora e in futuro.

La coscienza è fondamentalmente indifferenziata e non discriminante, ha il solo scopo di registrare i contatti che avvengono nella mente e nel corpo.
La percezione è discriminante, e attinge dal deposito delle esperienze passate per valutare e catalogare ogni fenomeno, ogni nuova esperienza. In altre parole, giudichiamo e classifichiamo ogni nuova esperienza, basandoci sulle passate reazioni e sui condizionamenti da esse generati. E’ così che le vecchie reazioni di bramosia e avversione influenzano la nostra percezione del presente. Invece di vedere la realtà così com’è, la vediamo come attraverso lenti affumicate. La nostra percezione del mondo esterno e di quello interno è distorta e oscurata dai nostri condizionamenti; di conseguenza la sensazione, che nasce neutra, viene immediatamente percepita come piacevole o spiacevole. L’abitudine della mente a valutare e a reagire è rafforzata ad ogni nuova reazione, e aumenta la percezione distorta della realtà. Continuando a reagire in base a queste distorsioni, diamo vita a sempre nuovi condizionamenti, capaci di deformare ulteriormente la nostra percezione. Questo processo si ripete incessantemente. Ogni reazione diventa la causa di future reazioni, tutte condizionate dal passato e capaci di condizionare il futuro.

The Buddha taught like this:

Ananda, practise a lot!
Develop Your practice constantly
Then all your doubts
All your uncertainties will vanish

The doubts will never vanish
Through thinking;
Nor through theorising
Nor through speculation
Nor through discussion

Nor will doubts disappear
By not doing anything

All defilements will vanish
Through developing the heart
Through right practice only

Oneself is master of oneself
Who else can the master be?

By the training of the self
One finds a master hard to find

Qualunque cosa tu possa fare,
qualunque sogno tu possa sognare,
comincia.

L’audacia reca in sè genialità,
magia e forza.
Comincia ora.

Mantieni i tuoi pensieri positivi
perché i tuoi pensieri
diventano parole.

Mantieni le tue parole positive
perché le tue parole
diventano i tuoi comportamenti.

Mantieni i tuoi comportamenti positivi
perché i tuoi comportamenti
diventano le tue abitudini.

Mantieni le tue abitudini positive
perché le tue abitudini
diventano i tuoi valori.

Mantieni i tuoi valori positivi
perché i tuoi valori
diventano il tuo destino.

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Ten Parami (virtues, meriti)

Nekkhamma – Renunciation – Rinuncia
Sīla – Morality – Moralità
Viriya – Right effort – Giusto sforzo
Paññā – Wisdom – Saggezza
Khanti – Patience, tollerance – Pazienza, tolleranza
Sacca – Truth – Verità
Adhiṭṭhāna – Strong determination – Forte determinazione
Mettā – Loving kindness – Amore compassionevole
Upekkhā – Equanimity – Equanimità
Dāna – Generosity, donation – Generosità, donazione

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The sublime logic leads to absolute telepathy

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