Who.am.I.&.why.I.was.here

I believe

«Un tempo la gente era convinta che quando qualcuno moriva, un corvo portava la sua anima nella terra dei morti.
A volte però accadevano
cose talmente orribili, tristi e dolorose, che l’anima non poteva riposare.
Così a volte, ma solo a volte, il corvo riportava indietro
l’anima, perché rimettesse le cose a posto.»

Un Amore a pezzi, un Amore morto, un Amore rinato. Lo stesso Amore.

Del Perché nacque codesto blog
Del Perché qui finì
Le pré où je suis mort c’est le pré où je suis en train de renaitre
C’è una gran differenza fra ciò che si perde per non aver tentato e ciò che si perde per aver fallito. Gli uomini e le donne di azione commettono molti errori, ma non commettono il peggiore di tutti, che è non fare niente. Le uniche persone che non hanno mai fallito sono quelle che non hanno mai tentato. E chi fallisce non lo fa per mancanza di intelligenza ma per mancanza di passione.
La vita è azione e passione. Chi non partecipa alle lotte e alle emozioni del proprio tempo non può dire di aver vissuto. E’ chiaro che una barca ancorata al porto si trova al sicuro. Ma le barche non vengono costruite a questo scopo.
Chi vuole fare una cosa cerca un modo, chi non vuole farla cerca una scusa.

Nel mare del dubbio.

Uomo cercava certezze…
…e le trovò in verità.

Verità.
Luce di sicurezza.

Verità.
Fuga da una certezza sconosciuta.

Verità.
Fissa ed immutabile.

Così la vita di uomo divenne attesa.

L’attesa di un’altra vita.

In fuga da una libertà insopportabile, uomo si affidò ad altri.

“Io sono come te”.

Sempre dalla parte di chi urlava più forte, si consegnò all’autorità.
“Io sono come tu mi vuoi”.

C’era chi pensava per lui…
parlava per lui…
decideva per lui…

E chi dettava ciò di cui aveva bisogno…

Come doveva comportarsi…

Come agire…

Come sentire…

Immobile, uomo trascorreva il suo tempo attraverso le vite degli altri…

Sicuro, nella luce accecante delle proprie certezze.

Un giorno, qualcosa cambiò.

Le certezze di uomo iniziarono a tramontare…

E un’ombra comparve sotto i suoi piedi…

E crebbe fino a diventare un mare senza fine…

Che lo inghiottì.

Il mare del dubbio

Infinità di domande.

Eccolo uomo, condannato da una verità che esige cieca obbedienza.

Ecco uomo, tra l’ordine e il caos…

Sul ciglio dell’abisso.

Si fece coraggio.

E in quell’abisso si gettò.

Dentro il turbinio fu subito terrore…

In preda al panico, uomo cercò inutilmente di risalire quel vortice…

Dimenarsi
peggiorava solamente le cose…

Il mare si chiudeva su di lui
spingendolo in profondità…

Decise di calmarsi.

E così si calmò tutto attorno a sé.

Riemerse.

Sbagliando imparava…

Si aggrappò ad uno scoglio, raggiunse la riva…

Si guardò indietro
e vide la traccia del suo passaggio.
Testinonianza delle sue esperienze.

Per la prima volta si sentì vivo.

E riconobbe che il significato della vita
era l’atto stesso di vivere.

E poi… rise di sé.
Rise delle paure che per tanto tempo
avevano governato la sua esistenza.

Rise, ora consapevole che là
dove non si conosce
sta la salvezza.

Consapevole che solo affrontando le paure,
queste si smontano.

E che quello era il primo passo
per costruire la sua identità…

…e che attraverso l’esperienza,
avrebbe sviluppato le proprie forze
verso il cammino della sua libertà.

…che come la vita,
tende a crescere…

espandersi…

esprimere possibilità…

evolversi.

[di Dimitri Corradini]

Nell’immensità di un deserto dalla luce color ocra, oro e argento, tre cammelli incedevano lentamente condotti da un ricco signore dall’aspetto stanco e al contempo un po’ sinistro, nascosto da un mantello nero; il suo nome era Haidar Ali Jan. Il sole inclemente li faceva sembrare una carovana di ombre. Un vento caldo ricoprì il deserto con una coltre di calore e polvere, indorando il pomeriggio.
I granelli di sabbia sembravano avere vita propria, come il vento. Alcuni si muovevano mansueti, con calma e grazia, mentre lo spostamento di altri era violento e irregolare.
Il viandante offriva il viso alla brezza tiepida. Era uno di quei momenti in cui la mente è aperta come il cielo e vulnerabile come l’amore.
La sua giornata di cammino culminò con l’arrivo in un antico villaggio berbero, dove si diresse al laboratorio di un vasaio con l’intenzione di acquistare ceramiche di gran pregio.
Il vasaio gli mostrò una bella collezione di vasi e si mise a provarli battendoli delicatamente. Ma non li provava tutti. Ogni tanto prendeva un vaso, lo guardava e poi lo metteva da parte. Il compratore, indicando i vasi che erano stati scartati, gli domandò:
“Perché non prova anche quelli?”
“E’ inutile”, rispose il vasaio senza esitazione, “sono vasi crepati. Non posso bussarci sopra. Alla minima scossa andrebbero a pezzi. Provo solo i migliori, quelli senza difetti, perché resistono anche agli urti più forti e quindi sono i più pregiati”.
Ecco il segreto che il tempo, e solo il tempo, si incarica di rivelare alle persone: come un bravo vasaio, la vita non mette alla prova i deboli, ma coloro che sono in grado di resistere.
La grandezza dell’anima è un fiore occulto e raro che esala il proprio magnifico profumo solo quando viene agitato da un vento tormentoso. Un antico proverbio cinese recita: “Non si può lapidare una pietra preziosa senza sfregarla, e nessuno può essere perfezionato senza passare attraverso dure prove”. Non sono gli incidenti della vita a rovinarci, bensì la nostra riluttanza a vedere in quegli incidenti un’ispirazione e una guida verso esiti più favorevoli.
 
Saper vedere è sentire ciò che si guarda.
“E’ un errore pensare che i libri non ci influenzino. La loro influenza è lenta ma persistente, come la goccia che cade senza sosta. Alla fine se ne vede l’effetto. Perché nessuno può passare un’ora al giorno in compagnia di saggi ed eroi senza essere elevato da questa compagnia”, disse Will Durant. Molti libri sono stati scritti per informare. Questo libro invece è stato scritto per trasformare. Il mio desiderio sincero è che le parole contenute nelle sue pagine possano ispirare la vostra anima.
Sono convinto che ogni persona che passa nella nostra vita passa da sola, perché ogni persona è unica e nessuno sostituisce un altro. Ogni persona che passa nella nostra vita passa da sola, ma non se ne va da sola né ci lascia da soli. Porta con sé un po’ di noi e ci lascia un po’ di sé.
C’è chi porta molto con sé, ma anche chi non porta niente.
C’è chi lascia molto, ma anche chi non lascia niente.
Questa è la responsabilità più bella della nostra vita. La prova incontrovertibile che ciascuno è importante e nessuno si avvicina a qualcun altro per puro caso.
Fate qualcosa in più del semplice toccare – sentite. 
Fate qualcosa in più del semplice guardare – osservate. 
Fate qualcosa in più del semplice leggere – assimilate. 
Fate qualcosa in più del semplice ascoltare – capite. 
Fate qualcosa in più del semplice esistere – vivete.
 
Siate combattivi.
 
Consapevolezza.
E’ qualcosa che cresce lentamente, inesorabilmente, quando presti attenzione.
Essere consapevole degli elementi:
L’odore del mare.
La forza del vento sul mio viso.
Il fruscio delle foglie sugli alberi.
Le onde che lambiscono la costa.
La natura è una forza pura e imprevedibile.
Devi essere sempre pronto all’imprevisto.
Puoi fare affidamento solo sui tuoi sensi.
Quando ero più giovane, l’oceano era il mio demone.
Ogni volta che dovevo entrare in acqua avevo paura.
Ora, questa paura è diventata la mia spinta per sfidare me stesso e reinventare il mio sport. []
Comprendere gli elementi, combinarli… facendo di acqua e vento i miei alleati.
Questo è ciò che faccio.
Nonostante gli infortuni, sono tornato.
Invece di pormi troppe domande, ho vinto le mie paure.
Invece di rinunciare, ho guadagnato forza.
Queste sono le cose più importanti che ho imparato.
Ti formano.
(Your) love is a gift
My gift is (you)
Cadere non è niente, se si è in salita. “Chi sa soffrire può osare”, recita un proverbio francese. Vi siete mai accorti che il fiume acquisisce impeto con la caduta?
 
Solo chi non ha paura di morire serve per vivere, e nessuno che sia sfuggito all’allegria della vita e al dovere di vivere è pronto a morire. Tanto la vita quanto la morte sono parti della stessa grande avventura.
 
Capita che molti di noi si ritrovino incatenati a manette che noi stessi abbiamo fabbricato: i nostri ricordi. La memoria del passato ci ruba metà del presente, mentre la preoccupazione per il futuro ci toglie l’altra metà. Per la precisione, si stima che viviamo il 70% della nostra vita nel passato covando risentimenti (sofferenze), il 20% nel futuro coltivando ansie (paure) e solo il 10 % nel presente. Le sofferenze sono ombre del passato, eventi che non possono più essere modificati, e le paure sono ombre del
futuro, turbamenti che derivano dall’idea di un pericolo reale o apparente che ci fa soffrire per anticipazione.
Il passato è la nostra culla, non il nostro carcere. Deve servirci da ispirazione, non da imitazione, deve essere orientato alla continuità, non alla ripetizione. E’ chiaro che chi non ricorda il proprio passato è destinato a ripeterlo. Ma chi si aggrappa al passato è destinato alla stagnazione. Il passato deve essere un trampolino, non un divano.
La vita può essere compresa solo buttando lo sguardo indietro, ma deve essere vissuta guardando in avanti. Nella sofferenza, prendete a imitazione gli alberi: quando vengono feriti, cioè potati, rifioriscono con più vigore. Liberatevi delle ombre del passato lasciandole cadere sul suolo del tempo, così come l’albero lascia cadere le foglie morte.
L’esperienza non è ciò che è accaduto a una persona, ma ciò che una persona ha fatto con quello che le è accaduto. Il successo non si misura dalla posizione che un individuo ha raggiunto nella sua vita, bensì dagli ostacoli che ha superato per raggiungerla. E il fallimento (sconfitta temporanea) è il piano con cui la natura identifica le persone dotate di fibra e le prepara alla loro missione. La prova di quanto sto dicendo si trova nella biografia di decine di grandi personaggi, uomini e donne di tutti i tempi. 
Nessuno di loro si è rialzato dal colpo che lo aveva fatto cadere senza essersi ritrovato più forte e più saggio. Ma per riuscirci, anche noi dobbiamo ascoltare il linguaggio muto della sconfitta.  
 
La volpe compie un gesto per liberarsi delle pulci. Anche noi dobbiamo fare lo stesso per disfarci dei pensieri negativi: abbandonarli. Se dico a me stesso che la vita è una serie infinita di problemi, incremento
la possibilità di avere delle preoccupazioni. Gli alberi lasciano cadere le foglie morte affinché il vento fecondo della primavera porti loro nuova vita. Allo stesso modo, eliminate i pensieri inutili, improduttivi, inservibili, preparando la mente a una vita nuova.
Davanti a un avvenimento infausto che si è già verificato e quindi non può essere modificato, non dobbiamo nemmeno lontanamente pensare che avrebbe potuto accadere il contrario, e ancor meno riflettere su come avrebbe potuto essere evitato; perché questo tipo di pensiero conduce ai limiti dell’insopportabilità.
L’accettazione di ciò che è accaduto, è il primo passo per sconfiggere le conseguenze di qualsiasi sciagura.
Una sconfitta può insegnarci molto più di una vittoria, perché perfeziona il nostro istinto di sopravvivenza e ci obbliga a conoscerci meglio e a svolgere meglio il nostro compito. La disperazione aggrava non solo la nostra infelicità, ma anche la nostra debolezza. Ricordiamoci che i chiodi e le persone servono a ben poco quando perdono la testa.
For My Demons
Crescere non è evolvere, crescere è stare meglio.
Evolvere è migliorare.
for you
And once the storm is over, you won’t remember how you made it through, how you managed to survive. You won’t even be sure, whether the storm is really over. But one thing is certain. When you come out of the storm, you won’t be the same person who walked in. That’s what this storm’s all about.” 
fenicotteri
A che ti serve possedere le stelle?’ chiese il Piccolo Principe all’uomo. ‘Mi serve ad essere ricco’.’E a che serve essere ricco?’. ‘A comperare delle altre stelle se qualcuno ne trova’, ‘Io’, disse il Piccolo Principe, ‘possiedo un fiore che innaffio tutti i giorni e possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane. E’ utile ai miei vulcani e al mio fiore che li possegga. 
Ma tu non sei utile alle stelle’.
 
Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.
 
E’ molto più difficile giudicare se stessi che gli altri.
 
È molto semplice: non vedo bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.
Intro
La rivoluzione del Contadino Impazzito
un frammento di storia naturale
del Nuovo Eden, in omaggio al
sig. Ed McClanahan, uno dei locali
Il Contadino Impazzito, l’assetato,
è rimasto a secco. Quando aveva tempo
si faceva un’ubriacatura visionaria,
da solo, con il vino della santa comunione.
“E’ un evento straordinario
quando un uomo di carne beve
a sazietà il sangue di un dio”
diceva la gente, e faceva ali al suo passare.
Lui dissodò il sagrato,
la moglie del pastore, tre cimiteri
e un campo di golf. In un parcheggio
piantò una foresta di piccoli pini.
Santificò i boschetti,
danzando di notte con le dee
all’ombra delle querce. Portò
un campo di granoturco ad arrampicarsi
e a fiorire come una tribù indiana sul prato del tribunale.
Le zucche corsero al di là dell’estremità dei loro tralci
per seguirlo. Prugne e pesche
mature gli arrivarono nelle tasche.
I fiori sbocciavano sulle impronte dei suoi passi
ovunque andasse. E poi
il suo occhio di seminatore cadde
di nuovo su quella bella signora bionda
del pastore. “O santo aratore” gridò lei
“sono tutta invasa dalle erbacce.
Ti prego, riportami a una buona coltivazione”.
Lui la dissodò con cura
e la stese accanto a sè, e lei
generò altri della sua specie,
e altri, e altri ancora.
Continuarono a seminare e mietere
finché tutta la campagna si riempì
di contadini con le loro spose a seminare
e a mietere. Quando morirono
diventarono due spiriti dei boschi.
scaletta dei brani presenti nel video, tutti di Ludovico Einaudi:
Canzone Popolare (1500 ca.) 
Come In Amore 
Fuori dalla notte 
Fuori dal mondo
A fuoco
Questo profumo
p.s.:
What do I mean by reality?
A physical world of nature?
A spiritual world?
To that I have a very simple answer,
Reality itself is not a concept.
Reality is.. and we won’t give it a name.

It’s amazing what doesn’t exist in the real world,
There aren’t any things, nor are there any events.
It is a marvellous system of wiggles.
Our basic inseparability from the whole universe.
Most of us think compulsively all the time,
I don’t have anything to think about except thoughts
and to that I have a very simple answer..
It doesn’t exist.

– Alan Watts 

(post) post mortem:
 
Un sorriso non costa nulla e produce molto.
Arricchisce chi lo riceve
senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante
ma nel ricordo può essere eterno.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno e
Nessuno è così povero da non meritarlo.
Creatore di felicità in casa,
negli affari è un sostegno,
è il segno sensibile dell’amicizia profonda.
Un sorriso dà riposo alla stanchezza,
allo scoraggiamento rinnova coraggio.
Nella tristezza è consolazione,
è l’antidoto naturale di tutte le nostre pene.
Ma è bene che non si possa comprare,
né rubare, né prestare
poiché solo ha valore nell’istante in cui si dona.
E se poi incontrerete talora
chi l’aspettato sorriso a voi non dona,
siate generosi e date il vostro.
Perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso
come chi ad altri non sa darlo.
 
 
 
 
 
 
 
«Possiamo affermare che il sorriso è come un fiore che sboccia se trova il suo terreno fertile in un cuore tenace. Quando sorridete allegramente infondete coraggio ai vostri familiari, che riusciranno a superare con dignità qualunque tipo di difficoltà. La forza del sorriso di una donna costituisce la fonte che trasmette vitalità ed energia alle persone»
 
 
 
 
 
 
 
In Giappone si tramanda la storia di Hotei, il Buddha che ride. Il suo insegnamento si riassumeva tutto nella risata. Si spostava da un posto all’altro, da una piazza del mercato all’altra. Si metteva nel mezzo del mercato e iniziava a ridere: era il suo sermone.
 
La sua risata era contagiosa, coinvolgente; era una vera risata. Lo stomaco gli pulsava, ballava al suono di quella risata. Si rotolava per terra, ridendo. La gente si raccoglieva, e poi si metteva a ridere, e la risata si diffondeva, diventava un’onda che travolgeva l’intero villaggio: tutti ridevano.
 
La gente aspettava sempre che Hotei passasse dal loro villaggio perché portava felicità e benedizioni incomparabili. Non pronunciò mai una sola parola. Lo interrogavi su Buddha e lui rideva; gli chiedevi dell’illuminazione e lui scoppiava a ridere, gli chiedevi qualcosa sulla verità e lui rideva. Il suo unico messaggio era la risata.
 
La risata fa affiorare energie latenti nella tua fonte interiore. L’energia inizia a scorrere, segue la risata come un’ombra. Ci hai fatto caso? Quando ridi di gusto, in quei brevi istanti sei in uno stato di profonda meditazione. Il pensiero si arresta. È impossibile ridere e pensare allo stesso tempo. Sono cose diametralmente opposte: puoi o ridere o pensare! Se ridi di gusto, il pensiero si arresta, se ancora pensi, la risata sarà di circostanza, sarà un po’ fredda. Sarà una risata monca.
 
Quando ridi di gusto, all’improvviso, la mente scompare. A mio avviso, la danza e la risata sono le porte migliori, le più facili e naturali. Se danzi realmente, il pensiero si arresta. Tu prosegui, continui a girare e a girare, e diventi un mulinello… tutti i limiti, tutte le separazioni scompaiono. Non sai neppure dove finisce il tuo corpo e dove abbia inizio l’esistenza. Ti fondi nell’esistenza, e l’esistenza si fonde in te: i confini si sovrappongono gli uni agli altri. 
 
E se danzi veramente, senza sforzarti, ma lasciando che la danza ti guidi, ti possegga, se vieni posseduto dalla danza, il pensiero si arresta.
La stessa cosa accade con la risata. Se sei posseduto dalla risata, il pensiero si arresta.
La risata può essere una splendida introduzione a uno stato di non pensiero.
C’è un oceano 
di motivi 
per essere 
felici
Il sorriso è la causa,
non l’effetto,
della felicità